Katia Ricciarelli nasce in una famiglia poco agiata. La madre, abbandonata dal marito arruolatosi come volontario nella campagna di Russia, è costretta a crescere da sola le tre figlie.

Katia, ultimogenita, avuta dalla relazione con un altro uomo conosciuto durante un soggiorno lavorativo in Germania, dimostra sin dall’adolescenza un forte interesse per il canto, svolgendo nel frattempo diversi lavori per sostenersi (tra cui l’operaia in una fabbrica di mangiadischi).

Studiò al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. Debutta a Mantova nel 1969 con La bohème e l’anno successivo al Regio di Parma col Trovatore, ma sale alla ribalta nel 1971 dopo aver vinto il Concorso Internazionale Voci Verdiane della RAI, dove interpreta un’aria da Il corsaro.

Si è esibita nei migliori teatri del mondo spaziando tra le opere di PucciniVerdiRossiniDonizetti ed altri ancora, raggiungendo livelli di particolare eccellenza nella seconda metà degli anni ’70 (Anna BolenaParma1977TancrediNew York1978).

Negli anni ottanta il declino si è fatto progressivamente più evidente, causandole alcuni fiaschi, soprattutto di fronte a ruoli troppo spinti per le sue caratteristiche vocali. Ad esempio, nel 1983 la Ricciarelli cantò l’Aida alla Royal Opera House di Londra, forte dell’incisione di due anni prima e dell’irrobustimento della voce, ma fu fischiata a causa della difficoltà negli acuti estremi; tre anni dopo, fece il suo infelice debutto a Trieste con Norma (che poi ripeté a Tokyo), tant’è che il giorno dopo la rappresentazione la città fu tappezzata da cartelloni con scritto «Norma è morta». Inoltre è nota la performance alla Scala del maggio 1989 con Luisa Miller, in cui la Ricciarelli riscosse un fiasco: alla fine dell’opera, la cantante uscì sul palcoscenico, infuriata, maledicendo tutti gli spettatori.

Negli stessi anni ottanta, la Ricciarelli iniziò una collaborazione decennale col Rossini Opera Festival di Pesaro e fu in grado di cogliere ancora successi notevoli, talora anche clamorosi, nel repertorio belcantista: Rossini stesso principalmente (Semiramide, Elena ne La donna del lago, Bianca in Bianca e Falliero a fianco di Marilyn Horne, Ninetta ne La gazza ladra, Madama Cortese nella storica prima ripresa assoluta de Il viaggio a Reims sotto la direzione di Abbado), ma anche Donizetti (si ricorda soprattutto una smagliante Lucrezia Borgia a Bologna nel 1984[).

Intensa anche la sua attività discografica, divisa tra opere complete e recital. Tra le incisioni si segnalano il Tancredi live alla Carnegie Hall e la Tosca, più in generale le registrazioni datate anni ’70, in cui l’assetto vocale era intatto.

Nel 1994, per i suoi venticinque anni di carriera, è insignita del titolo di Kammersängerin a Vienna e di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana. Sempre dal 1994 collabora stabilmente col pianista Giovanni Velluti.

Nel 1999 ha festeggiato il 30º anniversario di carriera con nuovi debutti operistici (Fedora di Giordano), concerti, mostre, un volume con la storiografia completa della carriera, un CD della Deutsche Grammophon con le arie più famose, oltre a numerose apparizioni televisive.

Negli anni 2000 ha sfoltito la carriera operistica, limitando la sua attività al Politeama Greco di Lecce, di cui è stata direttrice artistica e dove ha debuttato in nuove opere: Werther (2001), Le convenienze ed inconvenienze teatrali(2002), Rinaldo (2003).

Sempre nel 2002 ha tenuto dei concerti a Nuova Delhi, Cordoba, Buenos AiresCartagine e San José, cantando inoltre il ruolo principale nella première di una nuova opera, Il fantasma della cabina, andata in scena al Teatro Donizetti di Bergamo il 13 dicembre.

È in questo periodo che all’attività teatrale affianca la nuova carriera di attrice, inizialmente in film TV e fiction, successivamente in film d’autore, ricoprendo anche ruoli da protagonista come nel 2005 ne La seconda notte di nozze di Pupi Avati la cui interpretazione le valse il Nastro d’Argento. Nel nuovo millennio volge inoltre la sua attenzione ai musical, interpretando in tournée le commedie Caruso (2002) e Gloriosa (2008).

Vita privata

Dopo una lunga relazione col tenore José Carreras, durata 13 anni, il 18 gennaio 1986 ha sposato il presentatore televisivo Pippo Baudo; la coppia si separerà nel 2004 per poi divorziare due anni dopo.

Vocalità e personalità interpretativa

Dotata di una voce di timbro etereo, morbida e luminosa, di una spiccata musicalità e di senso del fraseggio, è celebre per i filati, le smorzature e i pianissimi, ma la mancanza di un’autentica tecnica virtuosistica e la mai completa padronanza tecnica del registro acuto a voce piena hanno destato alcune riserve, oltre ad aver causato un declino vocale relativamente precoce.

Onorificenze

Grande Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana
— Roma, 2 agosto 1994[
Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura e dell’Arte
— Roma, 2 aprile 2003

Katia Ricciarelli (il cui nome completo è Catiuscia Maria Stella) nasce il 18 gennaio 1946 a Rovigo, in una famiglia non troppo benestante: il padre, infatti, ha lasciato la madre dopo essersi arruolato nella campagna di Russia come volontario, obbligandola a crescere tre figlie da sola.

Katia è l’ultimogenita, e sin da piccola manifesta una grande passione per il canto. E così, dopo aver svolto diversi piccoli lavoretti per mettere da parte qualche lira (tra l’altro, operaia in un’azienda di mangiadischi), si iscrive, grazie agli enormi sacrifici della madre, al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia, dove ha l’opportunità di studiare con Iris Adami Corradetti, famoso soprano.

Il suo esordio risale al 1969, quando si esibisce ne “La bohème” a Mantova; poco dopo, interpreta, ne “Il pirata” di Vincenzo Bellini, Imogene, sotto la direzione di Nino Sanzogno, e canta col “Trovatore” al Regio di Parma.

Dopo il “Sogno di una notte di mezza estate”, nel 1971 si aggiudica il Concorso internazionale Voci Verdiane della Rai, insieme con Giuliano Bernardi e Beniamino Prior.

Gli anni Settanta si rivelano, così, ricchi di lavoro: Katia canta, tra l’altro, nella “Giovanna d’Arco” di Giuseppe Verdi, ne “I Capuleti e i Montecchi”, in “Luisa Miller” e ancora ne “Il trovatore”.

Approdata a Londra, alla Royal Opera House, con Placido Domingo, viene chiamata per la prima rappresentazione alla radio di “Jerusalem”, di Giuseppe Verdi, nel 1975 in concerto all’Auditorium Rai di Torino. Interpreta, tra l’altro, Amelia in “Un ballo in maschera”, Luisa ancora in “Luisa Miller” e Lucrezia in “Lucrezia Borgia“.

Katia, tuttavia, pur ottenendo successi in ogni parte del mondo, fatica a risolvere completamente un difetto di impostazione del registro acuto: per questo motivo, già negli anni Ottanta (che pure si aprono con la vittoria del Premio Speciale Giovanni Zenatello) si verifica un declino precoce della sua organizzazione vocale, con acuti sempre più deboli e filature sempre più indecise.

Non mancano, quindi, i flop, come nel 1983, quando esibendosi al Royal Opera House di Londra nell'”Aida” viene fischiata per colpa delle difficoltà riscontrate in alcuni acuti (a dispetto dell’irrobustimento della voce); altrettanto infelice è il suo esordio con la “Norma” a Trieste, nel 1986 (anno in cui si sposa con il presentatore televisivo Pippo Baudo: si separeranno nel 2004), con la città giuliana che addirittura viene invasa da cartelloni che riportano la scritta “Norma è morta”.

Non va meglio tre anni più tardi, alla Scala di Milano: la sua interpretazione di “Luisa Miller” non riscuote il successo sperato, e così la Ricciarelli esce sul palco maledicendo il pubblico di fronte a lei. Non che manchino le soddisfazioni, comunque: la sua collaborazione col Rossini Opera Festival ne è un esempio.

Nel 1990 arriva a quota 47 rappresentazioni totali a New York: in quell’anno va in scena per l’ultima volta al Met, al fianco di Placido Domingo, come Desdemona. Insignita del titolo di Grande Ufficiale della Repubblica Italiana e di quello di Kammersangerin a Vienna nel 1994, in occasione dei suoi venticinque anni di carriera, inizia a collaborare con il pianista Giovanni Velluti in maniera stabile.

Dopo aver cantato in “Quartetto d’archi (album)” con Edoardo Bennato e i Solis String Quartet nei brani “Troppo troppo” e “Insieme lo denunciam”, viene nominata direttore artistico del Teatro Politeama di Lecce nel 1998.

Negli anni Duemila, si dedica con una certa intensità alla televisione, recitando nel 2003 in “Gianburrasca” (con Gerry Scotti e Rita Pavone), in onda su Canale 5, e nel 2004 nella fiction di Raiuno “Don Matteo 4” (al fianco di Terence Hill).

Nel 2005, nominata direttore artistico dello Sferisterio Opera Festival di Macerata, viene chiamata da Pupi Avati per recitare nel film “La seconda notte di nozze”, di cui è protagonista insieme con Antonio Albanese e che le vale addirittura un Nastro d’Argento; si dedica ancora alla televisione l’anno successivo, prendendo parte al reality show di Canale 5 “La fattoria”, dove riesce ad arrivare sino alla semifinale.

 

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